Stabat Mater

stabat locandina-01Lo Stabat Mater è una sequenza liturgica in onore della Madonna, trasmessa in molte redazioni e, a partire dalla metà del XIV secolo, accolta in vari messali, fino a essere inserita nel messale romano da papa Benedetto XIII nel 1727.  Composta da due coppie di ottonari rimati, ciascuna delle quali seguita da un senario sdrucciolo, quasi certamente fu redatta da Jacopone da Todi (1236-1306).

E’ recitata in maniera facoltativa durante la messa dell’Addolorata il 15 settembre, ma prima della Riforma liturgica del 1969 era utilizzata nell’ufficio del venerdì precedente la Domenica delle Palme ed accompagnava il rito della Via Crucis oltre che la scenica processione del Venerdì Santo.

Uno dei più celebri adattamenti musicali del testo liturgico è certamente quello scritto da Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), che lo compose pochi mesi prima di morire.

Lo Stabat Mater di Pergolesi, arrangiato dal Maestro Umberto Antonelli, è stato eseguito da un ensemble di legni della nostra banda accompagnato dalle voci di Raffaela Sirani (soprano) e Daniela Paletti (contralto). Il gruppo si è esibito in territorio rezzatese nell’aprile 2011 presso la chiesa di San Giovanni Battista e nel marzo 2015 presso la chiesa di San Carlo Borromeo.

Masterclass / Concerto con Christoph Hartmann

20131006_0927oL’oboe è, per Christoph Hartmann, lo strumento perfetto per esprimere la sua passione per la musica. Nato nel 1965, ha cominciato i suoi studi presso il Conservatorio Leopold Mozart di Augsburg sotto la guida di Georg Fischer ed ha proseguito gli studi presso la Musikhochschule di Monaco con Günther Passin, conseguendo il diploma in oboe e in musica da camera. Ha ottenuto diversi primi premi in importanti concorsi internazionali: Tolone, Ginevra e Tokyo. In seguito è divenuto docente alla Musikhochschule di Monaco e dal 1991 ha ricoperto il ruolo di primo oboe nell’orchestra di Stoccarda per poi approdare, un anno più tardi, nei Berliner Philarmoniker. Qui, in seguito, è divenuto anche docente presso l’Accademia della medesima orchestra. Nel 1999 ha fondato il festival di musica da camera “Landsberger Sommermusiken” al cui interno è nato l’Ensemble Berlin, formazione cameristica interna a Berliner da lui diretta. Suona un prezioso oboe Roland Dupin. Incide per la Emi Duetch per la quale recentemente ha prodotto un CD per oboe e orchestra contenente brani virtuosistici inediti di autori italiani dell’800 tratte dal repertorio lirico.

Il 5 e 6 ottobre 2013 è stato ospite della nostra banda, duettando con noi in concerto e tenendo un Masterclass rivolto agli oboisti.
PROGRAMMA DEL CONCERTO
Giuseppe Verdi                              Giovanna d’Arco (Ouverture dall’opera)
Alessandro Marcello                     Concerto per oboe in re minore
                                                      (Andante spiccato, Adagio, Presto)
Ralph Vaughan Williams              English Folk Song Suite
Rimsky Korsakov                          Variazioni su un tema di Glinka
Alfred Reed                                   First Suite for Band
Alessandro Pasculli                       Ricordo di Napoli (Scherzo Brillante per oboe)

Masterclass / Concerto con Andrea Tofanelli

 

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Andrea Tofanelli definisce alcuni dettagli sul concerto con il Maestro Antonelli

Andrea Tofanelli, classe 1965, acutista di fama mondiale, si è esibito con i più grandi nomi del jazz come Maynard Ferguson, Randy Brecker, Eric Marienthal, Gino Vannelli, ecc.. . Protagonista da 20 anni nelle orchestre di innumerevoli show televisivi Rai e Mediaset, ha inciso e si è esibito con tutti i più grandi nomi della musica pop italiana (Baglioni, Pavarotti, Renato Zero, Elio e le Storie Tese, ecc…) e internazionale (Paul Anka, George Michael, Dee Dee Bridgewater, Gloria Gaynor, ecc…). Come session man ha inciso più di 400 dischi e molte colonne sonore di film italiani. E’ menzionato sull’Enciclopedia del Jazz e su molti libri che parlano della storia della tromba. Ha suonato nei festivals jazz e teatri più importanti, dall’Opera di Vienna al Concertgebow di Amsterdam, esibendosi negli Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Inghilterra, Lussemburgo, Malta, Finlandia, Francia, Russia, Lichtenstein, Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Scozia, Grecia, Spagna, Portogallo, Serbia e Principato di Monaco, ottenendo addirittura nel 2008 il permesso di lavoro americano Visa-O1 “per straordinaria abilità nelle arti”. Docente di tromba all’ISSM Vecchi-Tonelli di Modena, è artista Yamaha.

Il 22 e 23 giugno 2013 è stato nostro ospite tenendo un Masterclass rivolto a tutti i trombettisti ed eseguendo un concerto con la banda presso la cascina San Giacomo.

PROGRAMMA DEL CONCERTO

Wechter-Pisa-Coleman               Herb Albert Selection N° 1

Benny Golson                               I remember Clifford

Crewe-Gaudio                              Can’t take my eyes off you

B. Bautista Monterde                    Macarena

Rafael Hernandez                         El Cumbanchero

Charles Smalls                              Home

Zequinha Abreu                            Tico-Tico

Paul Simon                                Bridge Over Troubled Water

Lalo Schifrin                             Mission Impossible Theme

John Moss                                 The Summit

 

 

Masterclass / Concerto con Marco Zoni

Marco Zoni con gli allievi del Masterclass

Marco Zoni con gli allievi del Masterclass

Lumezzanese di nascita, Marco Zoni muove i primi passi nell’apprendimento della musica e del flauto con il padre clarinettista nel Corpo Bandistico di Lumezzane S.Apollonio. Si dedica quindi allo studio del flauto sotto la guida dei maestri Bruno Cavallo e Mauro Scappini diplomandosi presso il Conservatorio di Musica di Brescia. Si perfeziona in seguito con i maestri Glauco Cambursano, Andreas Blau, Peter Lukas Grafe, nel 1987, viene ammesso al Conservatorio Superiore di Musica di Ginevra dove studia con il maestro Maxence Larrieu conseguendo nel 1990 “Le Premier Prix de Virtuositè de Flaute avec distinction”. Nel 1991 ottiene il ruolo di primo flauto dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, dove ricopre il posto fino al 1998, anno in cui inizierà la collaborazione con l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano e dell’omonima Filarmonica in qualità di primo flauto. L’attività in orchestra gli ha permesso di suonare sotto la direzione dei maggiori direttori quali Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Daniel Baremboim, Daniele Gatti, Zubin Metha, Valery Gergev, Goerge Pretre, Semyon Bychkov, Lorin Mazeel, Yuri Temirkanov, Myung wun Chung, Wolfgang Savallisch, Daniel Harding, Gustavo Dudamel, Rafael Fruhbeck de Burgos, Jeffry Tate, Giandrea Gavazzeni, Giuseppe Sinopoli e Gary Bertini. Svolge attività concertistica in varie formazioni da camera e in qualità di solista. Nel 2011 ha fondato l’Orchestra di Flauti Zephyrus. E’ docente esterno presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e presso l’Istituto musicale pareggiato A. Peri di Reggio Emilia.

Il 5 e 19 maggio 2013 ha tenuto un Masterclass per flauto presso la sede della nostra banda, duettando poi in concerto con noi in occasione del tradizionale concerto di Santo Stefano il 26 dicembre 2013.

PROGRAMMA DEL CONCERTO
G. Jacob                                  An Original Suite
C. Chaminade                        Concertino op. 107 per flauto
G. Verdi                                 Aida Gran Finale Atto II
B. Fraser                                Capriccio Scozzese (prima esecuzione assoluta)
J. Van der Roost                      Puszta
P. Morlacchi                           Il Pastore Svizzero

Tournée in Sicilia

Un viaggio di crescita culturale e civile

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Fermata al monumento in memoria di Giovanni Falcone a Capaci.

Dal 6 al 10 settembre 2012 la Banda Comunale di Rezzato si è recata in trasferta in Sicilia per una serie di concerti. La partenza è avvenuta da Rezzato, per l’aeroporto “Orio Al Serio” di Bergamo, destinazione Palermo. Alle ore 12.45 la Banda è giunta all’aeroporto “Punta Raisi”.
Quando qui atterriamo è una giornata di sole e di vento, che con gran forza sposta grosse nubi bianche nell’azzurro cielo siciliano. La Thrinakie dell’”Odissea” di Omero è un corpo di donna brullo, roccioso, secco, corteggiato da un lapislazzulo mare.
Ciò che osserviamo dai finestrini del pullman è un equilibrio stupendo tra colori e linee, apparentemente dissonanti. Le geometrie del territorio indicano il contrasto tra l’orizzontalità infinita del mare e la verticalità sfrontata delle pareti rocciose, sorgenti nell’entroterra.
Proseguiamo sulla strada che, come un serpente nero, si muove sinuosa entro un territorio dalle architetture urbane semplici e fatiscenti. La direzione è “Capaci”.
E’ un momento di grande forza emotiva: la Storia si presenta a noi, dopo aver percorso una curva ed un breve tratto di rettilineo.
Tutto è rimasto uguale, anche se mascherato da qualche modifica urbanistica.

Per chi ha ricordi limpidi di quel momento storico-civile si torna veloci al 1992, all’anno delle stragi di mafia, si torna alle varie edizioni straordinarie dei Tg che, alle 17.58 del 23 maggio, davano in diretta le prime immagini del terrificante attentato al magistrato Giovanni Falcone e alla sua scorta.
Molti dei nostri musicisti erano davanti alla tv quel giorno, (io avevo 6 anni, ma ricordo molto bene l’inquadratura sulla montagnola di terra che nascondeva la macchina del giudice Falcone), alcuni erano già ragazzi, uomini maturi politicamente e civilmente.
Ma altri, ancora non erano nati e ne sono venuti a conoscenza per diverse strade.
Davanti alla stele che ricorda Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le loro scorte, diverse generazioni si sono trovate unite in un passato così presente, in un presente così impegnativo e proiettate verso un futuro speranzoso.
Verrebbe da dire e pensare: “la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso…perché è la gente che fa la storia” (F. De Gregori).
La visita termina con un discorso di commemorazione per le vittime della mafia e il silenzio suonato dalla tromba.

La seconda tappa è Portella delle Ginestra, a tre km da Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo.

Ci fermiamo in un piazzale, dove una base semicircolare a gradinata funge da anfiteatro. La zona è stretta tra due alti rilievi montuosi.

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A Portella della Ginestra.

C’è poca vegetazione, solo un prato bruno sta dinnanzi a noi e cattura la nostra attenzione per la presenza di rocce posizionate verticalmente.
Su ognuna di esse ci sono incise in rosso delle scritte, dei nomi.
Portella delle Ginestre è un luogo particolare, simbolo di un evento tragico della storia della Repubblica Italiana.
Il 1 maggio del 1947 si verificò la prima strage di stato.
Tutta la banda si è disposta su dei rialzi di terreno, nel centro del memoriale (Përmendorja in lingua albanese), mentre parenti ed altri visitatori si sono riuniti lungo il muretto che attraversa in lungo il prato.
Il momento diventa ancor più toccante e intenso quando a raccontarci l’evento si presentano alcuni superstiti.
Come per la visita a Capaci, anche questo giorno ha segnato una maturazione storica, culturale, civica di noi ragazzi, una presa di coscienza di un evento, certo meno conosciuto del precedente, ma importante per capire il percorso storico della nostra democrazia, le lotte e i sacrifici in sua difesa.

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Musica a Portella della Ginestra.

Il contatto diretto con i reduci, l’ascolto delle loro voci piene di emozione che ripercorrevano quegli istanti di terrore, quando il bandito Salvatore Giuliano sparò sulla folla inerme che festeggiava il 1° maggio, hanno sicuramente favorito una maggiore partecipazione e coinvolgimento emotivo da parte di tutti noi.
La commemorazione si è conclusa con un concerto con l’esecuzione di brani adatti per l’occasione.
Nel tardo pomeriggio ci siamo recati nel paese di San Giuseppe Jato, per il primo dei due concerti in programma.
La logistica è stata alquanto particolare, inseriti nel mezzo di un crocevia di strade, il nostro palco sembrava una tavola adagiata su di un lenzuolo d’asfalto.
Nonostante questa piccola difficoltà, il concerto è stato seguito da tanto pubblico e applaudito calorosamente. L’esibizione ha evidenziato ancora una volta il miglioramento qualitativo della banda e la coesione, forte in ogni circostanza.
La serata di Sciacca ha segnato un altro momento caratteriale della banda.

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Concerto a San Giuseppe Jato.

I diversi problemi che sin dall’arrivo si sono presentati (logistica, organizzazione del palco, disposizione delle sedie per il pubblico, ecc.) hanno inizialmente scoraggiato alcuni musicisti. Ma dopo poco, si è riusciti a fare la scelta più risolutiva per questo momento: suonare.
Il concerto è stato solo la concretizzazione pratica di questo atteggiamento. L’esecuzione è stata ottima, a mio parere una delle migliori mai fatte.
Come in altre situazioni la solidità del gruppo, il senso d’amicizia che lega i vari componenti, la voglia di affrontare insieme certe dinamiche (prettamente concertistiche), ma qui un po’ troppo esasperate, ha dato la possibilità di fare musica, non semplicemente eseguirla.
Da una situazione negativa si è tratta la forza di trasformarla in positiva, a nostro vantaggio.
Altro incontro importante è stato con “Libera”, organizzazione fondata da Don Luigi Ciotti nel 1995, dedita a solle

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Concerto sul lungomare di Sciacca.

citare e coordinare la società civile contro tutte le mafie e favorire la creazione e lo sviluppo di una comunità alternativa. Qui la banda ha conosciuto l’operato di coloro che agiscono per contrastare l’illegalità mafiosa. Abbiamo avuto modo di sentire una rappresentante, che ci ha illustrato l’ organizzazione, il suo funzionamento, la gestione dei beni confiscati alla mafia e dei relativi prodotti.
Abbiamo avuto così l’opportunità preziosa di poter condividere le parole dei due magistrati, simbolo della lotta alla mafia:

“ La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. G.Falcone 
“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.  P.Borsellino 

Indimenticabile la “Valle dei Templi” di Agrigento ed il Duomo di Monreale di Palermo.

Zyz (fiore) fu il nome originario di Palermo, dato dai Fenici, grande popolo di navigatori.
Fu città protagonista delle guerre puniche, fulcro tra le battaglie dei romani e dei cartaginesi.
Ospitò Genserico, re dei Vandali, Odoacre e Teodorico, imperatori degli ostrogoti, Belisario, che diede inizio al periodo bizantino, fino alla conquista da parte degli arabi.

Successivamente vi arrivarono i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, i viceré spagnoli, i Borboni ed infine ebbe un ruolo fondamentale per l’unità d’Italia.
A Palermo abbiamo visitato diversi luoghi storici, monumenti e palazzi simbolo: la Cattedrale, il palazzo dei Normanni, il teatro Politeama, la Cappella Palatina.
In comitiva o in piccoli gruppi, ci siamo mossi tra vie anguste, vie più ampie, vie rumorose e vie silenziose di questa città di porto.
Alcuni ragazzi, in una giornata di mercato, sono stati avvolti dai suoni, dalle parole, dalle voci, dal gergo, dai profumi e dai sapori di questa calda città. Nelle sue sere, l’oscurità e la soffusa luce dei lampioni hanno accompagnato le nostre passeggiate sul lungomare, l’attardarci sui viali che costeggiano il porto, l’ascolto dello scorrere del tempo seduti o in piedi davanti alla hall dell’’hotel, o nei bar, parlando o solo camminando insieme, in silenzio, condividendo questi momenti.
In questi momenti di socializzazione e conoscenza, molti di noi “banditi” hanno potuto stringere amicizia con chi, prima di allora, avevano conosciuto solo in sede durante le prove scambiando poche parole.
Per altri è stato la conferma e il consolidamento di una già avviata amicizia.

Un profondo ringraziamento a chi ci ha consentito queste significative esperienze.